Sette Cucina Urbana: la tradizione che non si isola

Sette Cucina Urbana: la tradizione che non si isola
L'inaugurazione di un bar-pasticceria-ristorante a Brera fra tradizioni metropolitane e regionali con qualche volo di fantasia.

di Guido Gabaldi della rubrica L’esotipico per Lorenzo Vinci

Il centro di Milano, il cuore, a due passi dall’Accademia di Brera, dalla Scala e dal Duomo, non riflette l’immagine della metropoli frenetica, sempre all’inseguimento dei minuti in fuga.  Magari l’Area C e la pedonalizzazione spinta degli ultimi anni qualche piccolo vantaggio l’hanno portato. Me ne accorgo passeggiando in via dell’Orso, piccola arteria coi suoi masselli di granito che va ad incrociare via Brera.  Il traffico automobilistico  c’è, ma non è eccessivo e asfissiante. In questo contesto “riqualificato” il nuovo ristorante, “Sette Cucina Urbana”, appena inaugurato,  è in grado di trasmettere la sua idea di tradizionale tranquillità.

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Massimo Moroni e Clemente Tassello

Precisa Clemente Tassello, uno dei soci della nuova impresa:

“E non solo quella. Io e lo chef, Massimo Moroni, facciamo di tutto per riaffermare la validità delle proposte classiche milanesi e italiane, a partire dalla cotoletta. L’esperienza dello chef, per vent’anni al Don Lisander di via Manzoni, dovrà pur avere il suo peso, e mi sembra giusto.  Ma vogliamo anche strizzare l’occhio alla contemporaneità,  ed è per questo che abbiamo voluto un locale multitasking, bar-pasticceria-ristorante,  aperto dalle sette alle ventitré per la colazione, l’aperitivo, il pranzo di lavoro, il dolce nel dopopasto … insomma la cucina è sempre disponibile.  E ci piace pure “ascoltare”  qualche nuova tendenza, per cui troverà in carta piatti ben poco meneghini, come il tamburello di tonno in crosta di sesamo con cipollina caramellata; o come il cuore di baccalà marinato agli agrumi con finocchietto croccante.”

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Tamburello di tonno con cipollina caramellata

Tradizioni tranquille e nuove tendenze, allora:  le une non escludono le altre, ho capito bene?

L’equilibrio fra i due elementi è la formula vincente, la stessa che ho sperimentato quando ho lanciato i Bar Atlantic, i locali di ristoro dell’Esselunga.  Io vengo da quel mondo lì,  dove ho imparato che è assurdo contrastare per principio quelle novità che i clienti ci chiedono, e stiamo parlando di una clientela aggiornata su tutti i trend, come quella che frequenta il centro di Milano. Ben vengano, ad esempio, il vegetariano e il vegano (il menu ha una sezione “veg”) purché di qualità e fatti in casa: siamo un ristorante, abbiamo uno chef e un pasticciere, sarebbe incomprensibile andare a comprare l’hamburger vegano chissà dove.”

Visto che mi ha parlato di clientela, trova verosimili i dati che evidenziano una continua crescita del turismo qui a Milano?

Mi sembra abbastanza evidente che i flussi siano aumentati negli ultimi tempi, non si viene più a Milano solo per affari. E certamente anche EXPO 2015 ha dato una mano, mettendo in luce la straordinaria capacità di produrre eventi che è tipica di questa città: ad esempio, stiamo aspettando tutti con impazienza Milano food city, il nuovo “Fuorisalone” che vivrà la sua prima edizione dal 4 all’11 Maggio, in concomitanza con Tuttofood 2017, il Salone Internazionale dell’Agroalimentare presso Rho-fiera. Stiamo diventando una capitale del cibo, e dobbiamo esserne orgogliosi.”

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E l’orgoglio dovrebbe comprendere anche il vino che scorre nelle vene di Milano, anche se in questo caso il riferimento è all’intero territorio lombardo, più che al capoluogo. Me lo spiega il sommelier del “Sette Cucina Urbana”, Marco Contini.

“La nostra carta dei vini ha un occhio di riguardo per la Lombardia e per le terre che fanno ormai parte della storia dell’enologia, come la Franciacorta, l’Oltrepò pavese e la Valtellina. Questo non significa eliminare i vini già famosissimi, come il Prosecco, perché sono molto richiesti, specie dagli stranieri, grazie all’ottimo lavoro di marketing che c’è dietro.  Ma valorizzare quello che cresce praticamente in casa nostra mi sembra doveroso, oltre che logico.”

L’impostazione troverà d’accordo anche Clemente Tassello e Massimo Moroni: il mercato non deve dettare legge, ma non si può far finta che non esista solo per fare gli eccentrici. E grazie a questa scelta di fondo, in equilibrio tra tradizioni tranquille e nuove tendenze, è possibile che Sette Cucina Urbana, appena inaugurato, si appresti a conquistare il cuore dei turisti e degli abitanti di una metropoli in cui il vino e cibo non solo fanno tendenza, ma possono rappresentare un nuovo filone economico-culturale.
Lorenzo Vinci

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