La vera tradizione calabrese del pane di Forello

La vera tradizione calabrese del pane di Forello
Rossano : un’interessante città sulla costa jonica, vero e proprio scrigno di ricchezze gastronomiche. Tra di esse il pane di Forello.

della prof.ssa Mariagrazia De Castro

Il pane di Forello è un prodotto tipico di Rossano, interessante e antica città nella piana di Sibari, tra la costa ionica e la Sila. Per la verità, quella che è riconosciuta come la capitale della civiltà bizantina in Calabria, come la città del “Codex purpureus”, preziosissimo evangelario su pergamena purpurea, è nota anche come un vero e proprio scrigno gastronomico che racchiude moltissimi prodotti tipici come la famosa liquirizia, la sardella piccante, il pesce fresco e le succose clementine. Peculiarità gastronomiche tra terra e mare, costa e montagna che raccontano la storia di quest’antica città, la Roscianum che sorgeva ai piedi delle montagne ricoperte di fitti boschi, in un territorio che degrada dolcemente verso la marina.

Il pane di Forello

Il pane di Forello è un pane prelibato, gustoso, saporito. Un impasto tradizionale a base di lievito madre, acqua, farina e sale e poi cotto in forno a legna. Un impasto lavorato con la sola forza delle braccia femminili per ottenere un pane genuino, puro e verace, il vero pane casareccio calabrese.

Simbolo dell’alimentazione popolare mediterranea, il pane di Forello è il caratteristico pane calabrese, semplice, simbolo dell’identità contadina locale e popolare. Un pane fragrante, che si conserva fresco per giorni e che è ottimo accompagnamento per pietanze locali dai sapori forti e originali come pip e patate (peperoni e patate), rap e sasizz (rape e salsiccia), la ‘nduja.

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Il pane in Calabria e la produzione

In Calabria il pane assume valori simbolici molto forti, quasi rituali a partire dalla preparazione del lievito madre impastando un po’ di farina, acqua e sale e lasciando intiepidire. Il pane veniva preparato nella madia aggiungendo farina al lievito sciolto in acqua tiepida impastando in abbondanza. Lo realizzavano anche più persone contemporaneamente. Per questo fare il pane diventava un rituale di famiglia e di solidarietà.

“Nelle famiglie calabresi la preparazione del pane era accompagnata da un vero e proprio rituale, in alcune occasioni speciali diveniva obbligatoria, ad esempio, in seguito a un lutto, assicurava la rigenerazione e la continuità della vita, chi lo preparava doveva seguire particolari regole o avere determinati atteggiamenti, per aiutarlo a lievitare e a cuocere era importante essere allegri. Sul pane, specie nelle famiglie povere, prima d’infornarlo, si disegnava una croce cristiana perché questo fosse benedetto e garantisse la sopravvivenza (…) Al momento di consumarlo, il capofamiglia lo benediva, lo spezzava e ne distribuiva i pezzi a tutti i componenti”.

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“Alimentazione e cibo nella Calabria popolare”

di Luigi Elia

Bibliotheka Edizioni, 2014.


Lorenzo Vinci

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