“Dire, fare, mangiare”: scoprire il mondo del cibo con gli occhi di chi lo cucina

“Dire, fare, mangiare”: scoprire il mondo del cibo  con gli occhi di chi lo cucina
Dissacrante, divertente e vero. Il mondo dell'enogastronomia raccontato con occhi diversi dal giornalista e critico torinese Luca Iaccarino. Ecco a voi la recensione.

Di Mariagrazia De Castro.

Ho una naturale diffidenza verso i magri. Giuda era magro. Hitler era magro. Dart Fener era magro. Non voglio che gli smilzi siano satanici, né generalizzare troppo, certo è che mi trovo meglio con chi ama la buona tavola, il convivio, la bisboccia.

Meraviglioso e dissacrante incipit del libro “Dire, fare, mangiare”, o per meglio dire delle storie succulente e saporite scritte da Luca Iaccarino, giornalista e critico gastronomico torinese che simpaticamente ci accompagna in questo percorso di conoscenza del cibo e soprattutto di riappropriazione/rivendicazione dell’amore per il cibo. Amare la tavola è il presupposto, per l’autore, “punto di contatto con gente che ha idee politiche, filosofiche e spirituali diverse dalle tue” per entrare in contatto con il mondo ed è così, con un formato narrativo con il fascino del reportage, che l’autore si racconta e racconta i modi di intendere la tavola, il cibo e la gastronomia.

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Sorprendente il racconto della visita al Louis XV, il più lussuoso ristorante del mondo, a Parigi, alla corte di Alain Ducasse. Umorismo raffinato, quello di Iaccarino che paga un conto di 632 euro per conoscere “ex modelle il cui seno sfida la forza di gravità, camerieri promiscui, cani con il collare di Prada, bambini vestiti da sera, spiantati che probabilmente laveranno i piatti, strozzini appassionati di statistica e…”– e ancora- “Naturalmente da Ducasse non ti portano il cestino con due rosette. Arriva il carrello dei pani. Saranno una quindicina, schierati su una platea di legno di tre ordini sovrapposti. C’è quello all’olio, quello alla pancetta, quello saison, quello alle erbe di Provenza…”

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Nel racconto dei “tre giorni vissuti pericolosamente alle dipendenze di un ottimo cuoco, di un grande uomo, di un esperto aguzzino” alla Taverna di Fra’ Fiusch, sorprende come l’autore, per vivere a 360 gradi l’esperienza di ristorazione, decide di vivere il ristorante dall’altra parte, dalla parte non di chi mangia ma di chi vi lavora. Un backstage altamente formativo per l’autore, nei panni di uno chef pro tempore, ma anche per il lettore che comprende come il risultato di una sala sorridente, gentile e soddisfatta sia sempre merito di un lavoro di squadra, ma anche di sacrificio e dedizione. Incredibili performance gastronomiche, sono sempre riconducibili a chi scende in campo (o si mette ai fornelli) con il giusto atteggiamento.

“Ore 3:48

Chef starebbe a chiacchierare sulle sedie coperte di brina del giardino fino all’alba ma io ringrazio e dico che magari vado a fare un riposino (…) Entro nella mia cameretta stipata di giochi, disegni, pennarelli e macchinine e vorrei tanto tirare fuori bloc – notes e computer per mettere nero su bianco la cronaca e le riflessioni della mia giornata. Ma come posso riflettere alle quattro di notte?”

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E poi si prosegue con il racconto di “panelle, stigghiola, arancine, babaluci” e con quello di “quella volta che ci siamo incaricati della felicità dei nostri amici e che non tutto è andato come doveva” del quale non voglio anticipare nulla per lasciare al lettore la curiosità e il piacere di scoprire cosa ha da raccontarci chi, alla fine, fa il lavoro più bello e invidiato del mondo: scrivere e raccontare di cibo, di ristoranti, di trattorie e cucina. Ed è il caso di dire che…si ride di gusto.

 

“Dire fare mangiare”

Luca Iaccarino

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