L’Aglianico del Vulture DOP: la nascita di una celebrità

L’Aglianico del Vulture DOP: la nascita di una celebrità
Un vino rosso di origine greca che, come la sua terra di produzione di oggi, la Basilicata, ha sempre più estimatori.

Il territorio di provenienza

Negli ultimi anni la Basilicata sta lentamente sollevando un interesse turistico più che meritato. La riscoperta del territorio agricolo si unisce alla valorizzazione delle tradizioni e della profonda storia locale incarnata nel Castello di Melfi, nei Sassi di Matera, nel lago di Monticchio, Maratea che ne sono testimonianza e che si stendono su un territorio affascinante e insolito, fatto di dolci colline che degradano fino al mare o crescono per diventare monti. Nel nord-ovest di questa regione, al confine tra Puglia e Campania, alcuni comuni della Provincia di Potenza occupano la zona del Vulture, dominata dalla massiccia figura del Monte omonimo.

È questa, una terra verde e montana, ricca di sorgenti, boschi e pascoli, la patria natale dell’Aglianico del Vulture DOP, un vino che, come la terra da cui nasce, sta sempre più guadagnando celebrità.

Le caratteristiche

L’Aglianico del Vulture DOP è un vino rosso, deciso, di color rubino e di odore fragrante, ideale per accompagnare carni e arrosti. Nasce dall’uva del vitigno omonimo che cresce ai piedi e sui pendii del Monte Vulture, fino ad un’altezza di 800 metri; anche se tra i 200 e i 600 metri si trovano le migliori condizioni. Il grado alcolico consentito per questo vino varia da 11 a 13,5 gradi. Per essere commercializzato l’Aglianico deve attendere almeno un anno dopo la vendemmia ma solo in seguito ad almeno tre anni di riposo viene considerato Vecchio. Dopo ulteriori due anni in barrique, invece, acquista la dicitura di Riserva.

La storia

Le origini di questo celebre vino risalgono a tempi remoti e parlano, probabilmente, greco. Si ritiene infatti che furono proprio gli antichi greci a introdurre il vitigno Aglianico nella nostra Penisola. Non bastasse la testimonianza del poeta latino Orazio, nato a Venosa, che esalta nei suoi scritti il vino della sua terra, è dai resti di un torchio a Rionero in Vulture che abbiamo un’ulteriore prova che anche i romani conoscevano questo vino, che pare usassero per produrre il vino Falerno. Fu infine nel corso del XV secolo, sotto il dominio Aragonese che quello stesso vino, prima chiamato Ellenico (o Elleanico) prese il nome che conserva ancora oggi.

La DOP e la DOCG

Dal 1971 l’Aglianico del Vulture ha ottenuto il riconoscimento di Denominazione Origine Controllata (DOP). Il territorio di produzione comprende i comuni di Acerenza, Atella, Banzi, Barile, Forenza, Genzano di Lucania, Ginestra, Lavello, Maschito, Melfi, Palazzo San Gervasio, Rampolla, Rionero in Vulture, Ripacandida, Venosa.

Il relativo Consorzio di Tutela, attraverso il Disciplinare, tutela l’originalità e la qualità della produzione del vino che, con una superficie di 1500 ettari di vitigni, oltre quaranta aziende e due milioni e mezzo di bottiglie annue è uno dei più grandi rossi d’Italia. Dal 2010, come Aglianico del Vulture Superiore, ha ottenuto il riconoscimento di Denominazione Origine Controllata e Garantita (DOCG).

Gli abbinamenti

L’aglianico è uno dei vini migliori per accompagnare arrosti di carne (specialmente di manzo), grigliate di carne, selvaggina e stufati ma anche formaggi duri e minestre.

 

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